non che non pensi di aggiornarlo,
il blog.
è solo che si rimane così
sospesi
le parole che sfuggono
la realtà che preme
il dolore livido
la realtà che preme
nonostante il risultato elettorale
nonostante il fallimento personale
"i nuovi capi hanno facce serene
e cravatte intonate alla camicia"
mescoliamo
mescoliamo bene
annusiamo
presentiamoci alle elezioni
mescoliamo
annusiamo
gli artefici del futuro
sono più grigi che mai
chi non è contro
è dentro
chi non fa, appena più di niente,
è complice
e intanto gli ultimi
affogano
muoiono
scompaiono
ma
noi e le nostre cene
noi e i nostri concerti
noi e le nostre domeniche serene
noi, evoluzione della specie
in fondo viviamo
con una lamiera intorno
mentre le formiche veloci ci passano intorno
per arrivare presto a far arricchire altri
piangiamo silenziosi quando nessuno ci vede
cerchiamo di farci strada scansando da destra
cerchiamo di elevarci con le nostre sere a cena
il nostro gusto per il bello, per il buono, per il sano
con le nostre conoscenze
con il nostro impegno da mani calde e stomaci soddisfatti
il nostro esempio
le inquietudini sopite
o sommerse dal grasso e dalle false consapevolezze di inutilità
e ci tocca guardarci l'un l'altro
e magari sorriderci
amici dei compagni
compagni degli amici
la domenica
scorre
lenta
fallimento
fallimento musicale
fallimento personale
niente da dire
perchè non c'è
niente da dire
non fare caso al rumore
non fare caso all'odore
non fare caso alle facce
all'odio
all'insofferenza
all'inadeguatezza
alla noia
è un mondo adulto
si sbaglia da professionisti
il modello culturale dominante
il modello culturale recessivo
il riscaldamento globale
la conferenza sul clima
il consumo d'ossigeno
la crisi idrica
la crisi energetica
l'autopercezione
la coscienza del sè
"siete come sabbie mobili tirate giù"
uhuhuh
alla fine
si riduce tutto
a due parole
a stento
con i baffi per coprire
il fatto che non rido
scrivere di niente
scrivere di niente
tra un'angoscia e un affanno
nell'inutilità
sull'orlo del disastro
c'erano persone
poi il dolore
ha tagliato la folla
i superstiti
si allontanano
boccheggiando
gemendo
urlando
piangendo
ripiegandosi
contraendosi
avvizzendo
il dolore non unisce
il dolore non avvicina
il dolore è dolore
si allontanano
e si vedranno raramente
se non mai
uscire fuori,
uscire fuori.
e ti immergi nella luce
uscendo da un aeroporto
un giugno qualsiasi
uscire fuori
e pensare possibile
e nuotare piano
e mantenere la quota
inspirare espirare
esercitare il controllo
uscire fuori
non basta
ma è qualcosa
insomma io cerco di essere
e fare
e dimostrarmi
e significarmi
e riconoscermi
che non mi basta
essere sereno
essere sereno
stare tranquillo
e se uno ha perso tempo
magari lo riprende
o magari no
la realtà non corrisponde mai
e siete solo piccoli deserti polverosi
e voglio odiarvi più che posso
e dimenticarvi ancora più in fretta
per concentrarmi
da una parte
stare zitto
e concentrarmi
e ricordare
e concentrarmi
e vivere
e respirare
e respirare
e respirare
e respirare
vai a nome di
digli che sei amico di
ho conosciuto il direttore di
ieri sera ero a cena con il capo di
quello era il dirigente di
amico di
fratello di
cognato, nipote, cugino di
ma che cazzo.
c'è un solo modo, eh
allora
allora?
adeguarsi
respirare
adeguarsi
deglutire l'acquetta
respirare
adeguarsi
quello che non sei
quello che avresti voluto essere
quello che non potrai mai essere
è gigantesco,
enorme rispetto al tuo
gramo essere quotidiano
e certi giorni
ti schiaccia
e resti senza fiato
con la pelle appesa
e ti viene da piangere
e non c'è niente da fare
e dai
che uno si deve rendere conto
a un certo punto
quarant'anni di antagonismo
e lotte e battaglie e impegno
e sociale e personale e politico
quarant'anni di antagonismo
l'evidente fallimento
senza nonostante
e poi io
vorrei essere
rilevante
e invece
resto
assolutamente marginale
assolutamente marginale